Ci sono artisti per cui la musica non è una semplice scelta di carriera o un obiettivo da raggiungere a lungo termine, ma una necessità biologica, viscerale, profonda come l'ossigeno. Andrea, in arte Froyd, appartiene esattamente a questa rara categoria di musicisti. Cresciuto a pane, rock e blues tra i vinili paterni, ha imbracciato la chitarra a soli dieci anni folgorato da divinità come Jimmy Page e Jimi Hendrix, intraprendendo un viaggio che oggi lo vede come una delle voci più sincere e interessanti del panorama indipendente.
Il suo nuovo biglietto da visita si intitola "Dafne", una power ballad acusticamente potente prodotta insieme a Nubula, arricchita da un travolgente assolo di sax e nata tra le strade notturne e malinconiche di Milano. Ma "Dafne" è molto più di un singolo radiofonico: è un vero e proprio atto di musicoterapia, il superamento doloroso e consapevole di una storia d'amore importante che introduce il pubblico a un progetto molto più ampio. In autunno arriverà infatti il suo nuovo EP, un concept album di sei tracce in cui il vissuto personale dell'artista si specchia nei grandi miti dell'antichità greca.
Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Froyd per farci raccontare la genesi di questo brano, il suo viscerale rapporto con la musica e cosa dobbiamo aspettarci da questo imminente, affascinante viaggio mitologico.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Ciao! Piacere mio. È iniziato tutto a casa mia grazie agli ascolti quotidiani dei dischi di musica rock e blues di mio padre, è lui che mi ha trasmesso la passione per la musica. Poi a dieci anni ho deciso di intraprendere la strada del musicista ed ho iniziato a prendere le prime lezioni di chitarra
Per te vivere di musica non è semplicemente un obiettivo a lungo termine, ma l'unica strada possibile. Cosa rappresenta oggi, a livello più profondo, la musica nella tua vita?
La musica per me è come l’ossigeno, non potrei vivere senza. Tutti i giorni ricerco musica nuova per ispirarmi e creare nuove canzoni. Penso che sia giusto porsi obiettivi nella vita, come nella carriera musicale, ma bisogna godersi anche il viaggio, se no si rischia di cadere nell’ossessione.
Il 5 giugno è uscito "Dafne", una power ballad viscerale nata insieme al tuo produttore Nubula. Ci puoi raccontare la genesi di questo brano, che è diventato un vero e proprio strumento di guarigione dopo la fine di una storia importante?
Quando inizialmente ho scritto la bozza di questo brano, Antonio (Nubula) non ne era entusiasta. Effettivamente la prima versione risultava un po’ monotona. Poi qualche tempo dopo gli inviai una versione registrata in sala prove con i ragazzi della band e cambiò idea, includendolo persino nel progetto del prossimo Ep. A me personalmente a scrittura di “Dafne” mi aiutato davvero tanto a porre ufficialmente la parola fine a quella relazione finita. Sono convinto che a musica spesso rappresenti uno strumento potentissimo a livello terapeutico. Sono un grande sostenitore della musicoterapia.
"Dafne" è un brano acusticamente potente, impreziosito anche da un poderoso assolo di sax. Quali sono le prime reazioni e le soddisfazioni più grandi che ti sta regalando da quando è entrato in rotazione radiofonica e nei digital store?
Sono molto soddisfatto innanzitutto di come suona Dafne. Abbiamo fatto un grandissimo lavoro tutti insieme dalla scrittura, all’arrangiamento fino alla fase di post produzione. Poi ho ricevuto tanti complimenti dopo l’uscita del brano ma anche dopo alcuni concerti. Dafne ha una melodia centrale molto forte che rimane in testa e il solo di sax, interpretato da Riccardo Baldi, è meraviglioso.
Milano, la tua città natale, fa da scenario ideale e sospeso a questa storia notturna. Come hai voluto tradurre visivamente questa atmosfera e questo sentimento di amore e odio per la città nel lavoro curato dal tuo team per la parte video?
Ho preso l’ispirazione proprio da quelle notti malinconiche per le vie di Milano poco dopo la fine della relazione con la mia ex ragazza. Abbiamo fatto le riprese nei luoghi iconici dove eravamo soliti uscire a sera. Siamo riusciti a ricreare in maniera molto fedele, insieme a Ivan KP (grande musicista ma in questo caso fotografo e videomaker), le sensazioni e le ambientazioni di quel periodo.
Questo singolo fa da apripista a un progetto più ampio. Cosa puoi anticiparci sul tuo prossimo lavoro, il nuovo EP in arrivo in autunno, che promette un viaggio ancora più intimo e sincero?
Dafne apre la via al prossimo Ep, che sarà una sorta di piccolo concept album da sei tracce, in cui ogni canzone presenta il nome di un personaggio della mitologia greca. Sono sempre stato un appassionato del mondo antico e ho voluto creare questo parallelismo tra il mio vissuto personale e i mito, che si tratta proprio di una storia ricorrente.

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