Linn: La voce dell'irrazionale tra specchi infranti e "Amore Universale"


Esistono artisti per cui la musica non è una scelta, ma una condizione di nascita, un respiro necessario per dare forma a ciò che le parole non riescono a contenere. È il caso di Linn, una voce capace di navigare nelle acque profonde dell’interiorità per riportare a galla emozioni universali.
Dopo aver intrapreso un viaggio tra le pieghe dell’anima, Linn torna a far parlare di sé con "Amore Universale", un brano che è insieme un’ode alla libertà e un invito all'empatia. Attraverso una produzione pop raffinata e un immaginario visivo potente, l'artista ci insegna che anche uno specchio infranto può essere ricomposto, trasformando il dolore della fine in un perdono senza confini.
Tra i palcoscenici teatrali di "Topo Gigio il musical" e nuovi brani già pronti a sbocciare, abbiamo incontrato Linn per farci raccontare la genesi del suo mondo creativo.

Ciao, piacere di averti su X News. Da dove nasce la passione di Linn per la musica? È sempre stata per te un modo per esplorare i sentimenti più profondi?
La passione per la musica nasce proprio assieme a me, non c’è stato un momento specifico in cui ho deciso di dedicarmi a questa arte.
Sicuramente mi ha sempre aiutata nell’esprimere le mie emozioni e nell’incanalarle. La musica è sempre stata un modo per descrivere il mio mondo interiore che a parole è indescrivibile.

La musica nella tua vita cosa rappresenta? La consideri un linguaggio capace di abbattere le barriere, proprio come suggerisce il tuo nuovo singolo?
Assolutamente sì. La musica è astratta, inspiegabile, nessuno riesce a descriverla razionalmente, proprio perché dà vita a tutto ciò che in noi è irrazionale e cioè le emozioni.
Mi ha sempre permesso di dare una forma al mio mondo interiore.

Parliamo di "Amore Universale". Ci puoi raccontare la genesi del brano? Cosa ti ha spinto a scrivere un'ode a un sentimento così vasto e senza confini?
Il brano è nato in studio assieme alla mia autrice Juliana Nikollaj; io volevo descrivere il sentimento che si prova quando, alla fine di una relazione, si impara a perdonare, a lasciare andare e lei è stata perfettamente in grado di descrivere questa emozione.

Quali soddisfazioni ti sta dando il brano? Senti che il pubblico stia cogliendo l'invito all'empatia e alla connessione che hai voluto lanciare?
Assolutamente sì e sono contenta del fatto che il messaggio così profondo, riesca ad arrivare in maniera non troppo pesante, accompagnato da una produzione pop che riesce a renderlo più leggero.

Il brano è accompagnato da un videoclip. Come avete tradotto in immagini un concetto così astratto e potente come l'amore universale?
L'idea del videoclip è nata grazie a Nicholas Bellini, il mio videomaker, che ha pensato di realizzare un visual con queste immagini di specchi infranti, un po' per simboleggiare il mio stato interiore.
Una rottura che lascia in mille pezzi, ma che piano piano possono essere rimessi insieme.

Il tuo prossimo lavoro? Dopo aver cantato un amore così grande, quale sarà la prossima tappa del tuo viaggio musicale?
Ho diversi brani in cantiere da fare uscire, ma nel frattempo mi dedico anche ai miei lavori teatrali, al momento sono in tour con “Topo Gigio il musical”.

“No No Note” di Dose: vivere le proprie notti per non restare nel limbo


“No No Note” si inserisce in una nuova sensibilità narrativa della scena contemporanea, dove la dimensione interiore diventa centrale e la notte si trasforma in luogo di costruzione identitaria. Dose utilizza una scrittura diretta e immagini immediate per raccontare disillusione, pressione esterna e relazioni decisive, evitando qualsiasi estetizzazione del disagio. Il ritornello ossessivo rafforza un impianto sonoro e concettuale coerente, dando vita a un brano che dialoga con il presente senza cercare scorciatoie.

Nel ritornello emerge l’idea di una vita vissuta più nelle veglie che nel riposo: cosa rappresenta per te la notte?
La notte per me rappresenta l’unico momento dove non è possibile avere distrazioni, quindi o facciamo i conti con i demoni che ci affliggono o rimarremo sempre nel limbo di “cerco di non pensarci”.

Pensi che la notte renda i pensieri più sinceri o più estremi?
Penso che la notte renda i pensieri più reali, è per questo che si fatica ad ascoltarli o addirittura si vorrebbe evitare di farlo. Ma verso di me ho imparato che rimanere nella zona di comfort non è la scelta che migliora le nostre giornate, o i nostri pensieri, ma quella che lentamente ci logora e ci porta a vivere sempre con quella finta comodità e non come davvero vorremmo.

Quanto la dimensione notturna ha influenzato la scrittura del brano anche a livello immaginativo?
Molto, pensare che in quel momento stavo scrivendo mentre altre persone erano sveglie a farsi divorare dalla confusione dei pensieri, mi ha dato una forza interiore in più di voler fare sapere a tutti che in certe notti non siamo soli.

C’è una scena o un ricordo preciso che ha acceso la scintilla per “No No Note”?
Si assolutamente! Sentirmi fare la morale da chi ha sempre fatto molto peggio di me, ma poi una volta diventati genitori tutti moralisti e pronti a dare lezioni di vita.

Se dovessi ascoltare questo brano alle tre di notte, cosa vorresti che arrivasse all’ascoltatore?
Il messaggio di non mollare, e che se si è svegli a certi orari per via di pensieri negati, la mattina dopo devi prendere una scelta o vai e inizi a lavorare per risolvere le situazioni avverse, o preparati a sentire i tuoi pensieri negativi sempre più spesso.

Cardo: dallo studio classico all'esplosione Rock, l'universo intuitivo di "Altrove"


In questa intervista esclusiva, l'artista racconta la genesi del suo ultimo singolo, "Altrove", un brano che fonde l'impeto del rock con sonorità moderne ed epiche. Dalle radici accademiche del pianoforte alla libertà della composizione elettronica , emerge il ritratto di un musicista che vede l'arte come una connessione profonda con il proprio sé.

Il progetto vanta collaborazioni di prestigio con Loris Ceroni, Cristian 'Cicci' Bagnoli e Tommy Graziani , dando vita a un lavoro di squadra che esplora il desiderio universale di "andare oltre" e il superamento del passato, simbolicamente rappresentato nel videoclip diretto da Nicola Gamberi.

Com’è scattata la tua scintilla per la musica e quanto ha influito il passaggio dallo studio accademico del pianoforte alla composizione libera da autodidatta?
Non saprei, è stato qualcosa di intuitivo, divenuto poi estremamente importante. Senza una base di pianoforte non sarei mai stato in grado di comporre con programmi informatici, sono due cose strettamente correlate, devo molto al piano.

Cosa significa per te fare musica oggi e come riesci a far convivere riferimenti musicali così diversi nelle tue produzioni?
Fare musica per me significa connettermi al mio vero se’. L’accostamento di stili diversi per me è un processo intuitivo e naturale.

Com’è nato "Altrove" e quanto è stata importante la collaborazione con Loris Ceroni, Cristian 'Cicci' Bagnoli e Tommy Graziani per realizzare il tuo sogno di avere un assolo di chitarra nel brano?
Altrove nasce dal desiderio di andare altrove, condizione da sempre scritta nel cuore dell’uomo. La collaborazione con i musicisti da te citati è stata di estrema importanza. Questo brano è un lavoro di squadra e non smetterò mai di ringraziarli. Per quanto mi riguarda, l’assolo è la parte più bella!!

Quali riscontri stai ricevendo da questo pezzo che fonde l'impeto del rock con sonorità più moderne ed epiche?
Per quanto il brano musicalmente possa essere “rischioso” su alcuni punti di vista, il riscontro è stato molto positivo.

Nel videoclip diretto da Nicola Gamberi sono presenti elementi surreali come fumo scuro e un tornado: che ruolo hanno queste immagini nel raccontare il superamento del passato?
Le immagini del videoclip hanno più interpretazioni. Sicuramente la distruzione della villa rappresenta metaforicamente la distruzione di una vecchia identità.

A cosa stai lavorando per il tuo prossimo progetto discografico?
Ad un singolo.

“L’uomo floreale” è il nuovo singolo dei Romano Bros

 


Da venerdì 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “L’uomo floreale”, il nuovo singolo dei ROMANO BROS.

 

“L’uomo floreale” è un brano che racconta l’ultimo atto di vita di un vecchio clochard che ha vissuto per molti anni in una stazione ferroviaria di una grande città. È una canzone suonata volutamente e rigorosamente in acustico, in cui una piccola orchestra d’archi si insinua tra gli arpeggi delicati delle chitarre. La ritmica, molto essenziale, arriva solo nel finale del brano, con peculiari suoni percussivi di matrice mediterranea.

 

 

Spiega il gruppo a proposito del brano: «L'uomo floreale è la quarta traccia del nostro nuovo album discografico intitolato “Viaggiatori Musicanti”. La canzone è un dipinto che racconta l’ultimo atto di vita di un senzatetto che dimora in una stazione ferroviaria di una grande città. Questo brano è legato al precedente singolo "Alla stazione", terza traccia del nostro concept-album dove i protagonisti, noi medesimi artisti viaggiatori, attraverso la musica raccontiamo il viaggio della nostra vita. In questo nostro percorso la stazione rappresenta lo specchio della società odierna, uno spazio frenetico dove convivono tante disuguaglianze sociali. La canzone non vuole essere una cronaca con la solita morale ma vuole essere un ritratto della marginalità che interroga la coscienza, sia dell'ascoltatore che di noi stessi artisti, i quali ci rispecchiamo molto in quell'uomo che dimora sull'alcova di cartoni alla stazione della vita, luogo di passaggio, frenetico e sempre affascinante».

 

 

Il videoclip de “L’uomo floreale” è realizzato con delle riprese in tempo reale che seguono il lavoro dei due pittori di “Arte in Piazza”, Corrado Militello e Giuseppe Liguori. Attraverso i loro pennelli prende forma la storia di un vecchio clochard che vive in una stazione ferroviaria di una grande città. Nel finale, un carosello di immagini mostra per intero le tavole che raccontano questa vicenda. Le riprese sono state realizzate da Claudia Militello e Giuseppe Romano, mentre regia e montaggio sono di Angelo e Marco Romano.

 

 

Guarda il videoclip de “L’uomo floreale” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=IKt_yRqJ6lA

 

 

Biografia

I ROMANO BROS nascono artisticamente a Piazza Armerina, cittadina turistica dell’entroterra siciliano. Il duo è composto dai fratelli Angelo e Marco Romano, figli d’arte, del chitarrista e compositore Pippo Romano. Angelo è il pianista, il chitarrista e la voce. Marco è il percussionista e la seconda voce.

Il loro genere musicale è stato definito un pop-rock cantautorale influenzato e contaminato da tanti generi musicali ma soprattutto dalle sonorità e dalle ritmiche popolari mediterranee. I testi delle loro canzoni sono prevalentemente autobiografici e traggono spunto da storie e da esperienze personali. Nei loro live i brani sono eseguiti rigorosamente dal vivo e arrangiati in maniera originale e particolare, una peculiarità che mostra fortemente il loro carattere. Hanno prodotto un album intitolato “Figli degli anni ’70” e molti singoli accompagnati dai rispettivi videoclip.

Hanno avuto l’onore di aprire i concerti di tanti big della canzone italiana ma su tutti spicca il nome di uno dei più grandi, LUCIO DALLA. Nei loro live omaggiano sempre l’artista bolognese e oltre ai loro brani originali, anche cantati in dialetto siciliano, propongono classici del cantautorato italiano e classici internazionali. Nel 2014 parte la prima tappa di un lunghissimo tour ribattezzato “Dalla Sicilia col furgone”, percorrendo nei primi 5 anni più di 300mila km con la loro BrosMobile e superando i mille live tra Sicilia, Italia ed estero.

Nel 2018 si esibiscono, assieme ad altri artisti siciliani, per il Pontefice in occasione della visita del Papa in Sicilia. Durante la loro carriera hanno partecipato a numerosi festival e contest musicali nazionali, ottenendo sempre buoni risultati. Per citare i più importanti: Accademia di Sanremo (semifinalisti), Musicultura Festival (semifinalisti), Festival di Castrocaro (semifinalisti). Biella Festival (finalisti), Festival di Ghedi (co-vincitori), Jubilmusic (co-vincitori), X Festival della Nuova Canzone Siciliana (vincitori del “Premio Speciale Web” indetto dal giornale LA SICILIA), Sicily Music Awards (vincitori).

Nel Settembre del 2023 pubblicano il nuovo brano intitolato “Il Ragno”, un omaggio al loro mentore Lucio Dalla. A Gennaio del 2025 pubblicano per la Carpem Diem Music il nuovo singolo intitolato “Alla stazione”, brano che anticipa l’uscita del 2° loro album intitolato “Viaggiatori Musicanti”. Dopo una lunghissima tournée estiva, ad Ottobre dello stesso anno si aggiudicano assieme ad altri artisti siciliani, il “Premio alla Sicilianità Pippo Bertoni 2025”, un prestigioso riconoscimento dato alle eccellenze siciliane che si distinguono nel mondo. A Marzo del 2026 esce l’altro nuovo singolo intitolato “L’uomo floreale”, un dipinto romantico che racconta di un clochard vissuto in una stazione ferroviaria di una grande città.

A Luglio dello stesso anno rappresentano l’Italia al “Cairn Italian Festival”, uno dei più importanti festival di Australia.

 

“L’uomo floreale” è il nuovo singolo dei ROMANO BROS disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 20 marzo 2026.

 

 

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“The Sisterhood 2” è il nuovo album di Sarah Jane Morris & Tony Rémy. Live a Roma, Milano e Pesaro

 


Dal 6 marzo 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali e in formato vinile e CD “The Sisterhood 2”, il nuovo album di Sarah Jane Morris & Tony Rémy presentato dal vivo l'8 marzo al 229 Great Portland St. di Londra, in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Annunciati i concerti in Italia a Roma, Milano, Pesaro. 

L’acclamata vocalist britannica Sarah Jane Morris e il chitarrista Tony Rémy presentano “The Sisterhood 2”, un album composto da 11 nuovi brani che celebrano alcune delle più influenti cantautrici del nostro tempo.

Molti conosceranno già The Sisterhood, il progetto che Sarah Jane Morris e Tony Rémy presentarono nel 2024 e in cui dieci delle più importanti cantautrici del Novecento erano al centro di un originale ciclo di canzoni, ma sia Morris che Rémy già sapevano non sarebbero state sufficienti: altre dovevano essere incluse. Lo slancio creativo non si è mai fermato e, già alla prima esecuzione dal vivo, The Sisterhood era salito a dodici song, con nuove canzoni di Patti Smith e Sinéad O’Connor, recentemente e scomparsa, aggiunte alle dieci originali. Da allora ne sono state scritte altre nove. Peggy Seeger, Etta James, Joan Baez, Dolly Parton, Bonnie Raitt, Joan Armatrading, Janis Ian, Tracy Chapman e Amy Winehouse sono diventate parte del progetto, riunite in questo secondo volume di straordinaria qualità.

Morris afferma che ci sono tre requisiti fondamentali perché una cantante entri nella “Sisterhood”. Condizione necessaria: tutte devono essere artiste di eccellenza e originalità. In secondo luogo, devono essere autrici oltre che interpreti. Infine, quasi tutte devono avere compreso durante la loro carriera, che talento e successo devono servire ad esprimersi su temi di coscienza civile. Hanno accettato la responsabilità che deriva dall’opportunità: essere testimoni, portavoce e sostenitrici di chi non ha voce. Tutte possiedono coraggio e guidano con l’esempio.

Sarah Jane Morris è perfettamente consapevole della potenza e della qualità del suo strumento vocale, rimasto intatto mentre domina il palco nel suo quinto decennio di carriera come cantante di fama internazionale. La sua intelligenza, l’estensione espressiva e la capacità di costruire narrazioni ed emozioni raggiungono qui uno dei loro punti più alti. La formazione teatrale le permette di interpretare testi lunghi e complessi con un’articolazione impeccabile. “The Sisterhood 2” offre nuovo materiale all’altezza di tali qualità.

Con Tony Rémy (amico e collaboratore sin dagli anni Ottanta) ha trovato il partner creativo ideale. Si conoscono così bene – condividendo standard elevatissimi e una pratica artistica di livello mondiale – che il loro lavoro procede con comprensione naturale e fiducia assoluta. Tony è da tempo considerato uno dei chitarristi più importanti e versatili al mondo: ha persino sostituito Clapton nella band di Jack Bruce, è maestro di Soul, Jazz, Funk e African Blues, oltre che compositore originale e inventivo. Il suo ruolo in The Sisterhood come coautore e coproduttore è l’altra metà di un’equazione magica: la voce, le parole, la chitarra, l’esperienza condivisa e una conoscenza infinita di ciò che serve e di come ottenerlo. Morris e Rémy hanno tutto questo, e “The Sisterhood 2” è il loro ultimo capolavoro.

Secondo Sarah, The Sisterhood riguarda il passaggio della torcia da sorella a sorella. Ascoltando queste splendide canzoni, diventa evidente che Sarah stessa è una delle portatrici di quella torcia, e che questo progetto è la prova definitiva del suo posto tra le migliori.

 

“Longing To Be Free” (Peggy Seeger): è un potente inno femminista e una narrazione biografica degli eventi, delle relazioni e delle battaglie di una vita leggendaria di attivismo musicale.

Oh Mother My Mother” (Sinéad O’Connor): è al tempo stesso un’elegia celtica e un sogno ovidiano, in cui Sinéad e sua madre si ritrovano come uccelli accanto a un lago immaginario, tentando una riconciliazione fuori dal tempo.

“I Can Hear Jesus Weeping” (Tracy Chapman): melodicamente incantevole, esprime un’amara accusa per l’abbandono di chi ha più bisogno di protezione: “Abbi pietà di noi e di coloro che non possono sentire il pianto dei bambini.”

The Edge is Where the Magic is Found” (Amy Winehouse) è una ballad jazz che Amy stessa avrebbe amato, focalizzata sull’arte della giovane cantante, accennando con delicatezza alla tragedia della sua caduta.

“Love Wit & Stardust” (Dolly Parton): rende omaggio alla donna che, forse più di chiunque altra, ha saputo comunicare valori universali di inclusione, generosità e chiarezza morale a tutti, “dal Paradiso al Grand Old Opry.”

Always Both and Never” (Joan Baez): descrive il paradosso per cui la non violenza militante rischia comunque una rappresaglia mortale; il brano ricorda l’eroismo e il sacrificio che convivevano con l’edonismo degli anni Sessanta.

“Sweet Mama Raitt” (Bonnie Raitt): è impreziosita da un tributo vocale perfettamente cesellato: “Le tue canzoni mi fanno sentire come se avessi parlato con te”, e rende omaggio in particolare allo straordinario brano di Raitt sulla donazione di organi.

Let Only Love Remain” (Joan Armatrading): è un tour de force musicale che dimostra una comprensione sottile della sua arte, avvolgendo al tempo stesso l’enigma della sua privacy gelosamente custodita.

Crazy Angel” (Patti Smith): è una splendida poesia performativa sostenuta con eleganza, che deve molto alla stessa Patti ma che esprime con forza la propria intenzione artistica. Nelle mani di Morris, l’arte di Patti diventa uno specchio della magnificenza di Smith.

“Also Known as Etta James” (Etta James): è un brano oscuro e pulsante, carico dell’atmosfera di pericolo che caratterizzava la vita di un’artista nera senza compromessi nell’America del suo tempo.

The Dignity of Love” (Janis Ian): è un brano che proclama con eleganza l’amore umano in tutta la sua diversità, chiude l’album con un finale gloriosamente sostenuto di oltre nove minuti, lasciando l’ascoltatore desideroso di ascoltare ancora.

 

 

 

Guarda il videoclip su YouTube del singolo in radio “The Edge is Where the Magic is Found”: https://www.youtube.com/watch?v=UiSc6fYMyz4

 

 

 

Sarah Jane Morris & band tornano in Italia per presentare dal vivo il nuovo album:

·      23 Aprile – Roma: Auditorium Parco della Musica (info biglietti: https://www.ticketone.it/event/sarah-jane-morris-the-sisterhood-vol-2-auditorium-parco-della-musica-ennio-morricone-20748918/)

·      8 e 9 Maggio – Milano: Blue Note  (info biglietti: https://www.bluenotemilano.com/evento/concerto-sarah-jane-morris-the-sisterhood-8-maggio-2026-milano/)

·      22 Maggio – Pesaro: Teatro Sperimentale (info biglietti: https://www.teatridipesaro.it/spettacolo/sarah-jane-morris/)

 

 

 

 

 

BIO

Sarah Jane Morris è una delle forze creative più importanti del panorama musicale mondiale. Dovrebbe essere coccolata e conservata in una teca, perché persone come lei non capitano spesso: è così raro incontrare qualcuno così costantemente disposto a sperimentare e reinventarsi nella ricerca dell'eccellenza musicale.

Famosa per il suo duetto di "Don't Leave Me This Way" con Jimmy Somerville, uno dei singoli più venduti del 1986, ha lanciato il suo primo album solista nel 1989 e ha supportato i Simply Red in giro per l'Europa, ottenendo un successo radiofonico con "Me and Mrs. Jones". Nel 1991 Sarah Jane scrisse il testo di “I’m missing you (Se stiamo insieme)” la canzone con cui vinse il Festival di Sanremo insieme a Riccardo Cocciante. La versione inglese della canzone ebbe successo in Europa con la Virgin Records. Sarah Jane ha realizzato 16 album solisti, tra cui vari album per Irma Records di Bologna, con cui ha un'ottima amicizia musicale. Sarah Jane gestisce la sua etichetta discografica, Fallen Angel Records, ma considera l'Italia come una seconda casa, poiché le è stata molto vicina nel corso degli anni. Il suo ultimo album si intitola “The Sisterhood”, in cui ha scelto dieci artiste femminili, partendo da Bessie Smith e arrivando a Kate Bush, Annie Lennox e Sinead O'Connor. Le canzoni parlano delle donne e delle battaglie che spesso hanno dovuto affrontare per essere ascoltate su un piano di parità, o anche solo essere ascoltate.

L'album fu lanciato al Alexandra Palace Theatre di Londra il 8 marzo 2024, in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

 

“The Sisterhood (vol. 2)” è il nuovo album di Sarah Jane Morris disponibile dal 6 marzo 2026.

 

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Francesco Cavestri in concerto il 30 marzo al Paradiso Jazz Festival

 


Prosegue il tour del pianista e compositore jazz italiano Francesco Cavestri (classe 2003), tra i più interessanti talenti della nuova generazione europea, che durante il suo tour internazionale  lo vedrà esibirsi in Europa, USA e Canada farà tappa nella sua città per esibirsi nella rassegna internazionale del Paradiso Jazz Festival 

Francesco Cavestri, pianista e compositore classe 2003, è tra i protagonisti più interessanti della nuova scena jazz contemporanea. Dopo le collaborazioni discografiche e artistiche con musicisti del calibro di Fabrizio Bosso, Paolo Fresu e Malika Ayane, e dopo essersi esibito in importanti festival e jazz club in Italia e all’estero, lunedì 30 marzo alle ore 21:30 torna nella sua città per la 18ª edizione del Paradiso Jazz Festival, prestigiosa rassegna internazionale che negli anni si è affermata come uno dei punti di riferimento culturali del territorio, portando a San Lazzaro alcuni tra i più autorevoli nomi del jazz mondiale.

Cavestri sarà protagonista di uno dei quattro appuntamenti in programma, esibendosi in trio insieme a Mattia Bassetti alla batteria e Moreno Di Matteo al basso, per un concerto che si annuncia tra i momenti più significativi dell’edizione.

Entrare nel cartellone del Paradiso Jazz Festival significa per Cavestri prendere parte a una rassegna che rappresenta un crocevia di linguaggi, estetiche e visioni contemporanee. Un contesto che conferma la proiezione internazionale del pianista bolognese e la solidità di un percorso artistico capace di coniugare ricerca, narrazione e apertura verso nuovi linguaggi e verso nuove generazioni.

Negli ultimi anni Cavestri ha ottenuto importanti riconoscimenti: inserito da Forbes Italia tra gli Under 30 — primo musicista jazz a entrare nella selezione — è stato premiato per tre anni consecutivi da Musica Jazz come "Nuovo Talento" ed è divenuto Steinway Artist, titolo che lo colloca tra i pianisti di riferimento della nuova scena internazionale.

Al festival presenterà un progetto che intreccia brani originali, tributi e riletture personali, in un dialogo continuo tra jazz, elettronica e cultura pop. In questa occasione proporrà anche alcune anticipazioni del nuovo album di prossima uscita per Universal Music Italia, aprendo al pubblico una nuova fase del proprio percorso discografico.

Il concerto si sviluppa come un racconto in capitoli: dall’intimismo cinematografico di "Souvenir di un bacio" alla tensione spirituale di "Noè", dalle contaminazioni tra trip hop e grunge fino all’omaggio per il centenario della nascita di Miles Davis, figura centrale nella formazione musicale di Cavestri.

Il trio costruisce una trama sonora dinamica e interattiva, in cui l’improvvisazione si intreccia con strutture contemporanee e suggestioni della musica elettronica internazionale, passando con naturalezza da John Coltrane ai Radiohead, fino a "Entropia", brano realizzato con il rapper e cantautore Willie Peyote.

Partecipare al Paradiso Jazz Festival con questo progetto significa affermare una visione generazionale del jazz: radicata nella tradizione ma proiettata verso il futuro, capace di dialogare con pubblici diversi senza rinunciare alla profondità artistica.

Gianluca Morozzi: a 25 anni dall’esordio esce l’edizione definitiva di “Despero”, dal 13 marzo in libreria e nei principali store digitali

 

Da venerdì 13 marzo 2026 sarà disponibile in libreria e nei principali store digitali “Despero”, il libro di Gianluca Morozzi, pubblicato da Fernandel Editore. 
 
A 25 anni dal suo esordio letterario, torna in un’edizione speciale e definitiva il romanzo che ha segnato l’inizio del percorso narrativo dello scrittore bolognese. Questa nuova pubblicazione si arricchisce di una prefazione e di un’appendice firmate dallo stesso autore, che rileggono l’opera alla luce del tempo trascorso, offrendo ai lettori uno sguardo inedito sulla genesi del libro e sulla sua evoluzione negli anni.
 
Spiega Gianluca Morozzi a proposito del libro: «Esordire è come nascere: accade una volta sola (salvo smentite). E nel romanzo d’esordio ti puoi permettere di essere poco levigato, poco tecnico, molto punk e un po’ sentimentale, ruvido e romantico come una canzone dei Pogues, ti puoi permettere di mandare i personaggi a Praga o in Irlanda solo perché ci sei appena stato in vacanza, di raccontare come funziona un festival rock anche se ci sei stato solo da spettatore, senza preoccuparti di fare ricerche. Vuoi scrivere e basta, non hai ancora dei contratti, non hai ancora un agente letterario, vuoi scrivere e basta. In tutti i romanzi che ho scritto nei venticinque anni successivi non ho mai più avuto l’inconsapevolezza allegra di quel che stavo facendo come nel primo…ed è per questo che (mi dicono) Despero funziona ancora nel 2026 come mi dicevano funzionasse nel 2001: perché non ho mai più scritto così male in senso buono come in questa storia super romantica.»
 
Dopo l’uscita del libro prenderanno il via le presentazioni di “Despero”. Ecco le prime date confermate: lunedì 16 marzo alle ore 18:00 a Bologna presso la Libreria Feltrinelli - Piazza Ravegnana 1; l’incontro sarà moderato dal giornalista pubblicista Marco Stanzani. Sabato 28 marzo alle ore 18:00 a Ravenna alla Libreria Liberamente (via Alberti, 28); modera Giorgio Pozzi, editore di Fernandel.
 
 
SINOSSI
Alla fine degli anni Ottanta Bologna è davvero una città rock e Cristian Cabra, detto “Kabra”, è un giovane chitarrista che, come tanti della sua generazione, gira mezzo stivale per suonare la propria musica. Dopo anni di prove nelle cantine e di concerti improvvisati in piccoli locali, la sua band, i Despero, raggiunge un inaspettato successo con un brano realizzato proprio per ridicolizzare lo star system, ma talmente orecchiabile da finire in cima alle classifiche. Il gruppo riuscirà a sopravvivere a questa imprevedibile popolarità?
Ma Despero non è soltanto una storia che sa di birra, palchi e sogni ostinati. In questa cronaca di furori rock si intreccia infatti un filo segreto: dodici anni di lettere mai spedite scritte per Sarah, una donna che è insieme musa, fantasma e promessa mancata...
Despero è un romanzo cult che ha conquistato generazioni di lettori e ha avuto lodi unanimi da parte della critica. Una ballata rock letteraria che continua a risuonare nel tempo, pagina dopo pagina.
 
 
GIANLUCA MOROZZI| BIOGRAFIA
Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971. Ha esordito nel 2001 con Despero (Fernandel), al quale hanno fatto seguito 46 romanzi e più di trecento racconti. Tra le sue uscite: Blackout, (dal quale è stato tratto il film omonimo), L’era del porco, Cicatrici (finalista al premio Scerbanenco), Lo specchio nero, tutti editi da Guanda, Gli annientatori, Dracula ed io (TEA) Il libraio innamorato (Fernandel), Che fine ha fatto la Neve? (TEA), A Bologna con Andrea Pazienza (Perrone), Nel dubbio, scrivi (Mondadori).
 
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Pellegrina Pibigas in finale al San Marino Song Contest 2026 con il brano “Il Giorno Che”

 

Venerdì 6 marzo 2026 alle ore 20:30 presso il Teatro Nuovo di Dogana (San Marino), il duo mascherato PELLEGRINA PIBIGAS si esibirà nella finalissima del SAN MARINO SONG CONTEST 2026 con il brano “IL GIORNO CHE”.
 
Il progetto è tra i cinque finalisti selezionati nella prima semifinale della manifestazione organizzata da San Marino RTV. Il San Marino Song Contest è la manifestazione musicale che seleziona il rappresentante della Repubblica di San Marino all’Eurovision Song Contest. La serata finale è condotta da Simona Ventura.
 
Il duo femminile italiano esordisce con “IL GIORNO CHE”, un brano che usa la suggestione della fantascienza: non per descrivere altri mondi, ma per far tremare questo. Elettricità sospesa, atmosfere che sanno di piazze antiche e frequenze sconosciute, una voce che racconta da dentro il sogno senza cercare la via d’uscita. Non è un racconto di invasioni. È qualcosa di più sottile e inquietante: la sensazione di assistere a un evento enorme senza riuscire a darle un nome. Il tipo di canzone che ti lascia con una domanda aperta e nessuna voglia di risponderle.
 
C'è un momento preciso in cui la realtà smette di obbedire alle sue stesse regole. Le pietre si ammorbidiscono per il calore, le ombre prendono vita propria, il cielo cambia lingua. È lì che vive PELLEGRINA PIBIGAS.
 
 
 
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Biografia
Pellegrina Pibigas, giunge sulla scena musicale italiana con un sound che è un cortocircuito di pop, rock e mistero. Dimenticando le convenzioni: la loro musica è accompagnata da un’identità visiva unica e inconfondibile. L'Enigma Visivo, umane travisate da animali da affezione e da consumo.
Il duo è composto da Neon e Freon, due cantanti/musiciste (una al basso, l'altra ai synth) che hanno scelto l'anonimato come manifesto artistico.
Pellegrina Pibigas trasforma la performance in un rito enigmatico, ipnotico e coinvolgente. La scelta non è solo estetica, ma focalizza l’attenzione sull'intensità della musica e sulla potenza dei testi in lingua italiana. Pop Rock d'Autore e Armonie Vocali originali.
Il loro sound è un mix intrigante garantito dal basso di Freon, e atmosfere rarefatte create dai synth suonati da Neon, il tutto legato da armonizzazioni vocali. 
Con il brano “Il giorno che” sono giunte alla finale del San Marino Song Contest 2026 per contendersi l’accesso all'Eurofestival 2026. 
 
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