Virgì presenta “Tutto Passa”: la musica come rifugio e punto di ripartenza

 


Il tempo che fugge, la voglia di vivere il presente e la forza di guardare avanti sono al centro di “Tutto Passa”, il nuovo singolo di Virgì. La giovane cantautrice racconta come è nato il brano, il significato del videoclip e le emozioni che sta vivendo con questa pubblicazione. Un'intervista che offre uno sguardo sul suo mondo artistico e sui prossimi passi del suo percorso musicale.

 

Ciao Virgì, benvenuta sulle pagine di X News. Da dove nasce la tua passione per la musica e quando hai capito che sarebbe diventata una parte importante della tua vita?

Ciao a tutti, già da piccola sentivo di voler fare della musica una parte importante della mia vita e mi rifugiavo a cantare in casa, chiusa nella mia stanzetta. Poi col passare degli anni ho capito che invece il cantare proprio davanti a tante persone e vedere loro essere partecipi delle mie emozioni era la cosa più appagante che ci potesse essere. Anche a Valencia quando per alcuni giorni ho fatto l’artista di strada è stato emozionante vedere le persone fermarsi ed emozionarsi a loro volta.

Che cosa rappresenta la musica per te, sia come artista che come persona?

Sembrerà banale lo so, ma la musica per me è tutto. È lei che mi conforta nei momenti di solitudine, nei momenti dei “troppi pensieri” ed è lei che è con me nei momenti più leggeri, è e deve’essere il sottofondo della mia vita. Come Artista poi mi sta aiutando ancor di più a capire chi sono e che percorso voglio intraprendere, è un viaggio fatto a due.

 

Parliamo del tuo nuovo singolo “Tutto Passa”: com'è nato questo brano e quale messaggio desideri trasmettere?

Tutto Passa nasce dalla mia fobia del tempo, dello scorrere del tempo… ed io mi ritrovo a dovergli correre dietro per paura di lasciare qualcosa alle spalle, ma ho capito che alla fine Tutto Passa e la cosa fondamentale è chi è con noi durante questo viaggio e come lo viviamo, quindi il presente. Voglio che la gente sia spensierata, che capisca che anche le cose più brutte che ahimè possono capitarci, PASSERANNO.

 

Quali riscontri e soddisfazioni ti sta regalando questo pezzo?

Sono contenta di aver iniziato una collaborazione con la Up music; al release party che ho organizzato per l’uscita, il vedere tutte le persone a me più care anche farsi km per essere presenti, ha davvero contato tanto, come anche persone da poco conosciute che si sono fatte già trascinare dal brano, è stato tanto emozionate e spero possa arrivare a quanto più pubblico possibile.

 

Il singolo è accompagnato da un videoclip dalle ambientazioni essenziali ma molto evocative. Ci racconti come è stato concepito e cosa volevi comunicare attraverso le immagini?

Il videoclip è molto semplice; nella prima parte racchiude la scena di una ragazza davanti allo schermo di una tv e seduta su un divano, mentre poi alzandomi nella seconda parte, passo proprio con l’esprimere con i gesti, i movimenti e le espressioni il voler essere più spensierata rispetto al concetto del tempo che passa.

 

Dopo “Tutto Passa”, a cosa stai lavorando e quali sono i prossimi passi del tuo percorso artistico?

Sto continuando a scrivere, a studiare e a sperimentare… sto lavorando a delle ballad più intime che vorrei chissà uscissero dal prossimo autunno in poi. Nel mentre spero di fare molti live e di farmi conoscere come artista.

Elena Camo: il labirinto emotivo dell'electropop tra melodie del cuore e synth taglienti


Dallo studio del pianoforte all’intensità interpretativa ispirata a giganti come Giorgia ed Elisa, fino all'amore per le atmosfere cinematografiche. Elena Camo approda sulle pagine di X News per raccontarci il successo di "Quando", il suo ultimo singolo uscito il 15 maggio che sta già conquistando radio e digital store. Un brano che vive di un contrasto magnetico: un testo intimo e vulnerabile che si scontra con una produzione elettronica affilata e decisa. In questa chiacchierata, l'artista ci guida dietro le quinte del suo progetto, tra canzoni vissute come specchio della realtà, un videoclip surreale ambientato in un hotel infinito e i primi indizi sui palchi estivi.

Ciao, piacere di averti sulle pagine di X News. Elena, partiamo dal principio: da dove nasce la tua passione per la musica e quali sono stati i primi ascolti che hanno segnato la tua crescita?
Ciao, grazie a voi per l'invito, è un piacere essere qui.
La musica fa parte della mia vita da sempre. Ho iniziato da bambina con lo studio del pianoforte e, crescendo, ho scoperto che cantare era il modo più naturale per esprimere ciò che spesso non riuscivo a dire con le parole. Da quel momento ho capito che la musica non sarebbe stata soltanto una passione, ma una parte fondamentale della mia identità.
I miei primi ascolti sono stati molto vari e credo abbiano contribuito a rendere il mio percorso artistico piuttosto sfaccettato. La formazione classica mi ha insegnato il valore della tecnica e dell'interpretazione, mentre il pop italiano mi ha fatto innamorare della scrittura e della capacità di raccontare emozioni. Artiste come Giorgia ed Elisa mi hanno ispirata per la loro intensità interpretativa, ma ho sempre amato anche le colonne sonore cinematografiche, perché riescono a evocare immagini ed emozioni ancora prima delle parole.
Oggi porto tutto questo nella mia musica. Mi piace unire melodie che arrivino dritte al cuore a sonorità electropop moderne, cercando di costruire un mondo in cui ogni canzone non sia solo da ascoltare, ma anche da vivere e immaginare.

Per una cantautrice che sceglie di non usare scorciatoie e di mettere a nudo le proprie fragilità, la musica nella tua vita cosa rappresenta? È più un rifugio introspettivo o uno specchio della realtà?
Per me è entrambe le cose. La musica è un rifugio perché mi permette di fermarmi, ascoltarmi e dare un nome a emozioni che a volte faccio fatica a spiegare nella vita di tutti i giorni. Ma è anche uno specchio della realtà, perché quello che scrivo nasce sempre da qualcosa di vissuto, osservato o profondamente sentito.
Non ho mai pensato alla musica come a un modo per costruire un personaggio. Mi interessa raccontare emozioni vere, anche quando sono scomode o mettono in luce le nostre fragilità. Credo che proprio lì si crei il legame più forte con chi ascolta: quando una canzone riesce a dare voce a sentimenti che appartengono un po' a tutti.
"Quando" è un esempio di questo approccio. È un brano che nasce da una riflessione sincera sull'attesa, sull'incertezza e su tutto ciò che rimane in sospeso nelle relazioni. Non cerca di dare risposte, ma di accompagnare chi lo ascolta in un'emozione, lasciandogli la libertà di ritrovarci una parte della propria storia. Ed è questo che cerco ogni volta che scrivo: trasformare un'esperienza personale in qualcosa di universale.

Parliamo del tuo nuovo singolo "Quando", uscito il 15 maggio. Ci puoi raccontare la genesi del brano e come è nato questo efficace contrasto tra un testo malinconico e una produzione elettronica più tagliente?
"Quando" è nato in un periodo in cui sentivo il bisogno di raccontare quelle emozioni che restano sospese, quelle domande che tutti, almeno una volta, ci siamo fatti senza trovare subito una risposta. Non volevo scrivere una semplice canzone d'amore, ma raccontare quel momento in cui si vive tra il desiderio di andare avanti e la difficoltà di lasciare andare ciò che è stato.
Fin dall'inizio avevo le idee molto chiare anche sul suono. Mi affascina il contrasto tra un testo intimo e una produzione elettronica dal carattere deciso, perché rispecchia il modo in cui viviamo le emozioni: all'esterno possiamo apparire forti, mentre dentro siamo attraversati da dubbi, nostalgia e fragilità.
L'electropop mi permette di raccontare proprio questa doppia dimensione. I synth, il ritmo e la parte elettronica danno energia al brano, mentre la voce e il testo ne rappresentano il lato più vulnerabile. Non volevo che la musica accompagnasse semplicemente le parole, ma che ci dialogasse, creando una tensione continua tra luce e ombra.
Credo che questo equilibrio sia uno degli aspetti che definisce oggi la mia identità artistica: costruire canzoni che possano coinvolgere al primo ascolto, ma che rivelino tutta la loro profondità man mano che le si vive.

Il brano è entrato subito in rotazione radiofonica e sta raccogliendo ottimi feedback sui digital store. Quali soddisfazioni, umane e artistiche, ti sta dando questa canzone da quando è finalmente di tutti?
Ogni volta che pubblico una canzone provo un'emozione particolare, perché da quel momento non appartiene più solo a me: inizia il suo viaggio e diventa anche di chi la ascolta. È forse la parte più bella del mio lavoro.
La soddisfazione più grande che mi sta regalando "Quando" non è soltanto vedere il riscontro nelle radio o sulle piattaforme digitali, ma ricevere messaggi da persone che si sono riconosciute nelle parole del brano. Quando qualcuno mi scrive dicendo "sembra che questa canzone parli di me", capisco che sono riuscita a creare una connessione autentica, ed è questo il risultato che cerco ogni volta che scrivo.
Dal punto di vista artistico, invece, "Quando" mi ha dato la conferma che la direzione che ho scelto è quella giusta. Ho deciso di seguire il mio istinto, costruendo un'identità musicale che unisce melodie emozionali e sonorità electropop, senza inseguire le mode del momento. Vedere che questo percorso viene apprezzato mi dà ancora più entusiasmo e mi spinge a continuare a sperimentare, rimanendo sempre fedele a ciò che sono.

Il brano è accompagnato da un bellissimo videoclip che si sviluppa come un labirinto emotivo all'interno di un hotel infinito. Ce ne vuoi parlare? Com'è stato tradurre in immagini quel senso di attesa e di instabilità di cui canti?
Per me il videoclip di "Quando" non è un semplice complemento del brano, ma un'estensione del suo significato. Fin dall'inizio volevo che raccontasse la stessa sensazione di sospensione che si respira nella canzone, ma attraverso le immagini.
L'idea dell'hotel infinito nasce proprio da questo. È un luogo simbolico, quasi fuori dal tempo, in cui ogni stanza rappresenta un ricordo, una possibilità o un'emozione che non ha ancora trovato una conclusione. I corridoi sembrano non finire mai, proprio come quei pensieri che continuano a rincorrerci quando una storia resta in sospeso.
Durante il videoclip la protagonista attraversa questi spazi osservando frammenti di vita, coppie, incontri e distanze, senza riuscire davvero a trovare una risposta. È un viaggio più interiore che fisico, in cui ogni ambiente riflette uno stato d'animo diverso. Volevo che lo spettatore si sentisse quasi dentro un sogno, dove realtà e memoria si confondono.
È stato molto stimolante trasformare un'emozione così intima in immagini. Abbiamo curato ogni dettaglio, dalla fotografia ai movimenti di macchina fino ai colori, cercando di mantenere un'atmosfera elegante, cinematografica e leggermente surreale. Credo che il videoclip riesca a completare il racconto di "Quando", lasciando, proprio come la canzone, spazio all'interpretazione personale di chi lo guarda.

"Quando" segna un passo importante per il tuo posizionamento nella scena electro- pop italiana. Cosa puoi svelarci sul tuo prossimo lavoro? C'è già un'idea di live per questa estate?
"Quando" rappresenta sicuramente un passaggio importante del mio percorso, perché racchiude in modo molto chiaro la direzione artistica che voglio seguire. Mi ha dato ancora più consapevolezza di quello che desidero comunicare e del suono con cui mi sento davvero a casa.
Posso anticipare che sto già lavorando a nuova musica. Ci saranno altri brani che continueranno a esplorare questo universo electropop, ma ognuno con una propria identità e una storia diversa da raccontare. Mi piace l'idea che ogni uscita aggiunga un tassello a un percorso coerente, sia dal punto di vista musicale che visivo.
Per quanto riguarda i live, l'estate sarà un'occasione per portare "Quando" sul palco e incontrare il pubblico. È una dimensione che amo particolarmente, perché una canzone cambia completamente quando viene condivisa dal vivo. Sto lavorando per costruire uno spettacolo che non sia solo un concerto, ma un'esperienza capace di coinvolgere il pubblico attraverso musica, immagini ed emozioni. È proprio sul palco che i brani prendono davvero vita, e non vedo l'ora di viverli insieme a chi mi segue.
Il bello, però, deve ancora arrivare. Ci sono diversi progetti in cantiere e tanta voglia di continuare a crescere, rimanendo sempre fedele alla mia identità artistica e a ciò che voglio raccontare con la mia musica.

Ragone: l'uscita d'emergenza attraverso la musica e "Labirinto"

 


Un percorso fatto di pause, ostacoli e rinascite. Sulle pagine di X News, Ragone racconta il potere salvifico della musica, l'unica vera "uscita d'emergenza" capace di curarlo. Dalle sonorità coinvolgenti del nuovo singolo "Labirinto" alle potenti immagini del videoclip ufficiale, il cantautore esplora le proprie paure lanciando un messaggio universale di speranza e condivisione.

Ciao Ragone, è un grande piacere averti sulle pagine di X News. Dalla tua amata Bari fino ai successi radiofonici: da dove nasce la tua dedizione per la musica e per il pop?

La mia passione è nata letteralmente nella mia cameretta a Bari. Mia madre mi racconta sempre che a soli tre anni giravo per casa usando qualsiasi oggetto come microfono per cantare "La solitudine" di Laura Pausini. Poco dopo, a sei anni, mio padre mi regalò uno stereo con dei microfoni veri: passavo le ore a tormentare tutto il vicinato cantando a tutto volume "My heart will go on" di Celine Dion a ogni festa di famiglia! Da quel momento non ho mai smesso di ascoltare musica, specialmente il grande pop. Sono cresciuto ispirandomi alla sensibilità e alla vocalità di straordinarie cantautrici come Elisa, Giorgia, Annalisa e Taylor Swift; è da loro che ho imparato a esprimere me stesso. 

Raccontando di "Labirinto", hai descritto la via d'uscita dai nostri ostacoli mentali e la necessità di cercare la luce. Intimamente, cosa rappresenta oggi la musica nella tua vita: è forse la tua uscita d'emergenza personale?

Assolutamente sì, la musica per me è sempre stata un'ancora di salvataggio e, in un certo senso, la mia terapia. Nel 2016, dopo un paio di esperienze molto negative nel settore, avevo deciso di chiudere il canto in un cassetto e di accantonare i miei sogni. Quando sono tornato a lezione nel 2023, però, ho capito che non potevo farne a meno: ricominciare a cantare è stato letteralmente come tornare a respirare. La musica è la mia via d'uscita d'emergenza preferita perché mi permette di buttare fuori quello che ho dentro, di non isolarmi e di trasformare anche i momenti più bui o le gabbie mentali in qualcosa di condiviso e liberatorio. 

Ci addentriamo nel tuo nuovo singolo: ci puoi raccontare l'esatta genesi di questo brano, nato per raccontare il peso dei ricordi e delle insicurezze in una relazione?

È un brano nato da un vissuto molto intimo, pensando a una persona alla quale sono profondamente legato. Volevo esplorare quelle complesse dinamiche di connessione e rigetto che possono crearsi anche all’interno di un amore forte, quando questo viene condizionato dai percorsi personali e dalle cicatrici del passato di ciascuno. Il sentimento tra due persone resta vivo e intenso, ma c'è il rischio concreto di perdersi nel labirinto dei giorni, dei ricordi e delle insicurezze. Ci si chiude dentro se stessi e si inizia una vera e propria "guerra con sé stessi", senza rendersi conto che la via d’uscita è in realtà molto più vicina e semplice di quanto sembri. Basta solo avere il coraggio di guardarsi intorno e capire che non si è soli. 

Dopo aver raggiunto la Top 40 della Radio Airplay Indipendenti con il tuo precedente singolo "Restart", quali prime soddisfazioni ed emozioni ti sta regalando il lancio di questo nuovo e più intimo capitolo?

"Restart" è stata un’avventura pazzesca e una scommessa vinta, un inno dance che mi ha portato fuori dalla mia comfort zone e mi ha regalato la gioia della Top 40. Con "Labirinto" l'emozione è diversa, più profonda, perché vado a toccare corde molto intime e c'era un pizzico di timore nel mostrarsi così vulnerabili. Una delle soddisfazioni più grandi è stata poterlo presentare in anteprima live sul palco dell'Irpinia Pride ad Atripalda. Tornare lì, tra quelle strade e insieme ai miei amici più cari, dove ho vissuto il giorno dell'uscita del mio primissimo singolo, è stato un momento di pura libertà e di commozione immensa. Sentire il pubblico accogliere e fare propria questa canzone mi fa capire che la strada dell'onestà ripaga sempre. 

L'uscita è accompagnata da un videoclip ufficiale che mette in scena una fuga continua, a tratti frenetica, e la ricerca vitale di una luce. Come è stata concepita e realizzata questa narrazione visiva così d’impatto?

Il videoclip è nato proprio come la naturale estensione visiva e cinematografica del testo. Volevamo ricreare un'atmosfera che parlasse chiaramente della necessità di scappare dalle situazioni complicate della vita. Questa fuga continua e frenetica che si vede nelle immagini rappresenta perfettamente i giri a vuoto che facciamo nella nostra testa quando siamo intrappolati nelle ansie e nei blocchi mentali. La ricerca costante dell'uscita e di uno spiraglio di luce nel video non è un semplice espediente visivo, ma una metafora di speranza: il messaggio che anche nei momenti di totale smarrimento, l'uscita esiste e bisogna continuare a correre per trovarla, idealmente tendendo la mano a chi ci sta vicino. 

Guardando all'orizzonte, supportato dal team di Up Music, a quale prossimo lavoro o sperimentazione sonora stai già pensando per il futuro?

In passato mi dicevo sempre "non sei in grado di scrivere cose tue", ma l'incontro con il team di Up Music ha sbloccato tutto, dandomi una carica assurda per mettermi in gioco. Quando Sabatino Salvati ha creato la melodia di "Restart", ho capito quanto sia stimolante non porsi limiti. Ora sono totalmente concentrato sulla promozione di "Labirinto" e voglio godermi ogni istante di questo viaggio, perché questi ultimi due anni sono stati comunque bellissimi. Al tempo stesso, però, la mente non si ferma mai: siamo già tornati in studio e ho iniziato a lavorare a nuovi progetti e a sperimentare altre sonorità. Non posso svelare ancora nulla, ma non vedo l'ora di potervelo raccontare più avanti!

Anastasia e il progetto “Un bacio di fortuna”: la psicologia musicale che unisce la forza delle parole a 30 voci diverse

 

Dalle redazioni televisive della Bielorussia ai banchi di regia della discografia italiana, la storia di Anastasia è un viaggio magnetico fatto di parole, coraggio e totale rinascita artistica. Costretta a reinventarsi in un nuovo Paese a causa della complessa situazione geopolitica, ha saputo trasformare il silenzio forzato del suo background giornalistico in una straordinaria urgenza creativa. Il risultato è “Un bacio di fortuna”, un monumentale e ambizioso progetto discografico che prevede la pubblicazione di ben 30 brani inediti affidati a 30 interpreti differenti.

In occasione dell'ottimo riscontro del singolo “Strega” (interpretato dalla cantante siciliana Flow), che ha ridefinito i contorni del potere femminile scalando le classifiche indipendenti, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Anastasia. Ci ha raccontato come la poesia possa tramutarsi in musica da club, di cosa significhi fare talent scouting artigianale e di come il suo primo EP, uscito lo scorso maggio, sia solo il tassello iniziale di una fitta costellazione di futuri successi editoriali e discografici.
Ecco cosa ci ha raccontato.
 
Ciao Anastasia, piacere di averti sulle pagine di X News. La tua storia è un bellissimo esempio di rinascita artistica: dalla Bielorussia all'Italia, ripartendo da zero fino a ritrovare la tua vera vocazione. Da dove nasce questa tua viscerale passione per la musica?
Ciao, un saluto a tutte le lettrici e a tutti i lettori di X News.È vero: grazie alla musica sono tornata a un’attività che avrei voluto fare da sempre, ma che per vari motivi non avevo potuto davvero coltivare. Vengo dalla televisione, sono di formazione giornalista e conduttrice, e ho dovuto lasciare il mio paese d’origine per la situazione geopolitica.
Ho scelto l’Italia perché avevo già rapporti di lavoro con aziende italiane e conoscevo la lingua, ma non ancora abbastanza per esercitare una professione così legata alla parola come il giornalismo.
Per molto tempo mi sono cercata in altri lavori, finché non ho iniziato a scrivere poesie, prima in russo e poi a rielaborarle in italiano. Da lì si è creata una catena naturale: la scrittura, la traduzione interiore fra le lingue, la musica che nasce dalle parole, la produzione e tutto ciò che serve per far vivere una canzone.
Di solito è un percorso lungo; nel mio caso ho bruciato le tappe: in circa un anno ho scritto 30 brani in italiano, trovato 30 interpreti e tre studi di registrazione per dare vita al progetto discografico “Un bacio di fortuna”.
Da bambina ho studiato pianoforte alla scuola musicale, e quella conoscenza, rimasta in silenzio per anni, oggi è diventata uno strumento fondamentale. Non sai mai quando un sapere tornerà utile.Per me, comunque, tutto parte sempre dalla parola: nella poesia, secondo me, sono già codificate la melodia, il ritmo e la canzone. Il lavoro dell’autore è saperle ascoltare e, con pazienza, estrarle. 
 
Nelle tue produzioni la parola e l’emozione sono centrali, spaziando tra influenze che vanno da Mina a Max Richter, passando per il synth-pop da club. La musica nella tua vita oggi cosa rappresenta, anche alla luce del tuo background nel giornalismo?
La musica, per me, è prima di tutto lo sfondo emotivo dell’esperienza: ci accompagna nei momenti belli e in quelli più difficili, e spesso dà un nome a ciò che non sappiamo dire.
È uno strumento di comunicazione potentissimo, ma anche di potere e, in un certo senso, di diplomazia: può aprire porte dove il linguaggio razionale si ferma, creare ponti tra persone e culture che altrimenti non si incontrerebbero.
Alla luce del mio passato nel giornalismo, la musica è diventata soprattutto uno strumento di ricerca e di autonarrazione.
Queste due dimensioni sono il cuore del lavoro che sto facendo nell’ultimo anno: scrivere brani e produrre dischi mi permette di indagare la realtà e, allo stesso tempo, raccontare me stessa in una forma diversa dalla cronaca o dal reportage.
La canzone, per me, è uno specchio: riflette quelle cose che sentiamo esistere ma che, da sole, le parole non riescono a contenere del tutto. Quando parola e musica si incontrano, riusciamo a farci capire meglio dagli altri e, forse, veniamo anche compresi un po’ di più.

Il 5 giugno è uscito l'EP "Un bacio di fortuna" (Vol. 1), guidato dal singolo "Strega" con la cantante siciliana Flow. Ci puoi raccontare la genesi di questo primo tassello del tuo più ampio progetto "30 brani per 30 voci"?
L’EP “Un bacio di fortuna” (Vol. 1) è il primo capitolo di un progetto in 6 EP che raccoglie 30 inediti interpretati da 30 voci diverse. Il titolo generale è sempre “Un bacio di fortuna”: a cambiare sono solo i volumi e i colori delle copertine, che distinguono i vari episodi di questo percorso.
Il primo EP è uscito l’8 maggio su tutti i digital store e a giugno ho scelto di mettere al centro “Strega” per raccontare meglio l’immaginario e la storia di uno dei brani più rappresentativi di questo esordio. Per me questo progetto è una sorta di “teatro della canzone”: sono un’autrice “in ricerca dell’artista”, prima scrivo i testi e poi inizio un vero e proprio lavoro di talent scouting per trovare le voci più adatte a ciascun pezzo.
Paradossalmente, scrivere i brani per me è stato più semplice che trovare gli interpreti giusti. Cercavo la voce ideale per “Strega” e così ho notato Flow, che ha accettato la mia proposta di collaborazione: lei ha registrato la voce dry in studio in Sicilia, mentre Fabio Vaccaro del Pocketstudio di Brescia ha curato arrangiamento e mix.
Nel frattempo “Strega” ha raggiunto il 12° posto nella classifica Indipendenti Italia, e questo risultato ci ha resi molto felici. Per me è un segnale importante: significa che il brano funziona, arriva alle persone e conferma la forza del concept che sta dietro a “Un bacio di fortuna”.

In "Strega" analizzi il potere profondo e istintivo del femminile, scardinando gli stereotipi tradizionali. Hai anche dichiarato che ogni volta che lo riascolti hai la sensazione che Flow dia voce a una parte segreta di te. Quanto di strettamente personale c’è in questa canzone e, in generale, nelle tue composizioni?
In “Strega” c’è sicuramente una componente molto personale, anche se il mio obiettivo non è raccontare la mia biografia ma toccare temi universali legati al femminile.
Con questo brano volevo sostenere le donne che non hanno ancora ritrovato la propria identità, ricordando che ogni donna è portatrice di un potere profondo, capace di influenzare sia le forze razionali sia quella componente aggressiva del maschile.
In generale, in ogni canzone che scrivo c’è una parte di me, anche quando non descrivo direttamente la mia storia: entro nei temi, nelle emozioni, nelle ombre e nelle luci come se fossero mie, e poi le trasformo in qualcosa che possa appartenere a chi ascolta.

Cinque interpreti diversi per cinque tracce che esplorano la solitudine, la ricerca di senso e la forza interiore. Quali soddisfazioni ti sta dando questo primo volume e come sta reagendo il pubblico a questa tua proposta di "psicologia musicale"?
Il primo EP mi sta dando già molte soddisfazioni, soprattutto se penso che, di fatto, sono emersa dal nulla e che il mio obiettivo principale adesso è proprio arrivare al pubblico giusto.
Chi ha ascoltato questi cinque brani ha mostrato un grande interesse per il taglio introspettivo del progetto e per questa mia idea di “psicologia musicale”, e in diversi mi stanno scrivendo che sono curiosi di vedere come evolverà il percorso.
Sento che questo primo volume ha aperto una porta: ha fatto capire qual è il mio mondo, il tipo di temi che mi interessa esplorare e il modo in cui mi piace intrecciare voce, parola ed emozione.
C’è attesa anche per i prossimi capitoli del viaggio, e questo per me è il segnale più bello: sapere che chi ha incontrato il Volume 1 sta già aspettando le nuove uscite. Il Volume 2 arriverà il 10 luglio, e non vedo l’ora di condividere un altro pezzo di questo racconto.

Oltre ai restanti volumi dell'EP e al libro omonimo che raccoglie i testi del progetto, il tuo obiettivo è posizionarti sempre più come autrice e produttrice. Quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro della tua etichetta e della tua musica?
In parallelo a “Un bacio di fortuna” sto già lavorando ad altri due progetti che coinvolgono lingue, generi, paesi e culture diverse, dove il mio posizionamento è sempre più quello di autrice e produttrice con un background discografico ormai profondamente italiano.
Il mio obiettivo è sviluppare una vera “casa creativa” in cui poter scrivere per altri artisti, costruire progetti collettivi, sperimentare incroci di stili e mercati diversi e, allo stesso tempo, consolidare la mia etichetta come luogo di ricerca e di cura artigianale delle canzoni.

Teatro 18: al via le iscrizioni per il contest degli emergenti a Garlasco

 


Sono aperte le iscrizioni per la 2^ edizione di TEATRO18, il contest dedicato agli artisti emergenti della nuova scena italiana che si terrà venerdì 25 e sabato 26 settembre al Teatro Martinetti di Garlasco (PV). 

Il Comune di Garlasco e Matilde Dischi annunciano la seconda edizione del contest Teatro18, un'opportunità unica per gli artisti emergenti di esibirsi e farsi notare sulla scena musicale italiana. Il concorso si svolgerà il 25 e 26 settembre a Garlasco (PV) presso il Teatro Martinetti, e prevederà una giornata di audizioni e una serata finale di gala alla quale parteciperanno importanti big del panorama musicale nazionale.

Durante le audizioni, i partecipanti avranno l'opportunità di esibirsi davanti a una giuria di esperti del settore, che selezionerà i migliori talenti per la finale. La serata di gala sarà un'occasione speciale per i giovani artisti, che potranno così condividere il palco con colleghi già affermati e farsi notare dal pubblico e dagli addetti ai lavori. I concorrenti avranno inoltre l'opportunità di partecipare a stage e masterclass con professionisti del settore, tra cui discografici, produttori e manager, che forniranno loro consigli e strumenti utili per muovere i primi passi nell'industria discografica.

Per iscriversi al contest, gli artisti interessati possono inviare una mail a teatro18@matildedischi.it entro il 10 settembre 2026. La selezione sarà effettuata sulla base delle candidature ricevute e i nomi dei finalisti saranno comunicati successivamente.

Il bando è aperto ad artisti singoli o band, che dovranno inviare un brano interpretato da loro stessi (sia esso una cover o un inedito). I gruppi musicali dovranno indicare un rappresentante delegato alla presentazione della domanda. Per partecipare è necessario aver compiuto almeno 14 anni; sono ammessi artisti con impegni contrattuali in essere, purché non in contrasto con il regolamento della manifestazione. I minorenni dovranno obbligatoriamente allegare l'autorizzazione dei genitori all'iscrizione. Ciascun candidato potrà inviare un solo brano, ma la commissione si riserva la facoltà di richiederne l'esecuzione di un secondo in sede di audizione. Durante la serata finale, ogni artista si esibirà con un unico pezzo scelto dalla direzione artistica. 

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Folkstone: prosegue il tour estivo 2026. Il 30 e 31 ottobre live al Teatro Filodrammatici di Treviglio

 


Dopo i primi appuntamenti che hanno già segnato l'inizio della stagione live 2026, i Folkstone continuano il loro viaggio sui palchi italiani con un calendario che li vedrà protagonisti per tutta l'estate tra festival, eventi e rievocazioni storiche. Un percorso che conferma ancora una volta il forte legame della band con la dimensione dal vivo, da sempre elemento centrale della propria identità artistica.

 

 

LE PROSSIME DATE

27 giugno – Monza – Monza Folk Fest

11 luglio – Ambria (BG) – Ambria Music Festival

7 agosto – Montelago (MC)

8 agosto – Montelago (MC) – Acoustic Set

9 agosto – Verbania (VB) – Festival Allegro con Brio

16 agosto – Borghetto (PD) – Summer Crock Fest

20-21-22-23 agosto – Finale Ligure – Viaggio nel Medioevo (Acoustic Set)

27 agosto – Empoli – Beat Festival

5 settembre – Vigo Cavedine (TN) – Una Festa che fa Vigo

2 ottobre – Campiano (RA) – Rumagna Unite

3 ottobre – Brescia – Castello di Brescia

 

(Calendario in aggiornamento)

Per maggiori informazioni: www.folkstone.it

 

 

Al termine della stagione dei festival e degli appuntamenti open air, la band approderà al Teatro Filodrammatici di Treviglio (BG) per due concerti speciali in programma il 30 e 31 ottobre 2026.

 

Un sogno nel cassetto che diventa realtà. I Folkstone a teatro. La loro musica, la vostra storia. Il gruppo porterà le proprie canzoni a teatro, sotto una nuova veste, una nuova visione. Un viaggio sonoro unico che porterà ad emozioni che rimarranno impresse, ne siamo sicuri. Canzoni di una vita che sembreranno mai udite.

 

«Non vedevamo l'ora di farvelo sapere. Un sogno che si realizza, grazie anche al vostro supporto nel corso di tutti questi anni. Siamo pronti a farvi scoprire nuove sfumature della nostra musica e del nostro immaginario, con la voglia di ampliare l'universo creativo Folkstone e vivere nuove esperienze da cui trarre ispirazione insieme. Vi aspettiamo! 30 e 31 ottobre, Teatro dei Filodrammatici, Treviglio (BG)», commentano i Folkstone.

 

 

FOLKSTONE AL TEATRO FILODRAMMATICI DI TREVIGLIO (BG)

30 ottobre 2026 ore 21.00

31 ottobre 2026 ore 21.00

 

 

Prevendite disponibili su https://www.teatrofilodrammaticitreviglio.it/evento/folkstone-a-teatro/

 

 

FOLKSTONE | BIOGRAFIA

I Folkstone sono una rock metal band che si forma nel 2004 da un'idea di Lorenzo "Lore" Marchesi, frontman della band. All'attivo oggi hanno 7 album studio e 2 DVD live. Ciò che rende unica questa band è la miscela esplosiva tra strumenti antichi quali cornamuse, arpa, flauti, bouzuki, ghironda e la granitica base rock/metal di basso, chitarra e batteria. Il cantato è interamente in italiano ed i loro testi sono ricercati e coinvolgenti tra il narrativo, l'interiorità ed il sociale. La loro naturale dimensione è sin dall'inizio il puro live, dove riescono ad esprimere tramite un'attitudine punk tutta la loro potenza ed espressività maturata attraverso centinaia e centinaia di live in Italia ed Europa. Dopo una separazione durata qualche anno nel 2023 annunciano la Reunion con un'esibizione al Live Club di Trezzo sull’Adda come Headliner del MetalItalia Festival. Data l'incredibile e calorosa risposta dei fan la band decide di proseguire con concerti, singoli e video che confermano la solidità del sound dei Folkstone ed il suo spazio all'interno del panorama rock italiano. Arrivano così a pubblicare un nuovo lavoro, un doppio album dal titolo “Natura Morta” presentato a marzo 2025 in 3 date sold out al Legend Club di Milano. Seguono un potente tour estivo ed uno invernale al ritmo delle nuove canzoni che dal vivo rapiscono come gli storici brani.

Ad ottobre 2025 ricevono il Premio alla Carriera da parte del Mei consegnato al Meeting delle Etichette Indipendenti a Faenza.

Nell’inverno sempre del 2025 decidono di rimasterizzare l'album “Il Confine” del 2012 in quanto esaurito da tempo e di farne un doppio vinile mai pubblicato in edizione limitata, numerata ed autografata.

Ad oggi sono in pieno Tour Estivo con date in tutta Italia.

 

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“Una Voce per l’Europa” e “Gran Galà dei Festival”: dal 19 al 21 giugno a Ferrara i casting e le semifinali



Dal 19 al 21 giugno 2026, la Sala Estense di Ferrara ospita le fasi di casting e semifinali dal vivo e online di “Una Voce per L'Europa – Italia” e “Gran Galà dei Festival”. La finale è prevista domenica 5 settembre 2026 nel Cortile del Castello di Ferrara. Consolidato lo storico accordo internazionale tra Italia e Canada per il lancio dei giovani artisti con il progetto “Sing for Italy”.

Dopo il successo della giornata inaugurale di aprile dedicata al giornalismo musicale, il Festival delle Manifestazioni di Ferrara 2026 entra nel vivo della musica e della danza. Dal 19 al 21 giugno, la città estense tornerà a essere il centro della scena artistica e dei giovani talenti con le attese fasi di selezione e le semifinali di due storici concorsi: la 58ª edizione di “Una Voce per l'Europa – Italia” e la 15ª edizione del “Gran Galà dei Festival”.

L'intero progetto culturale multidisciplinare è promosso e organizzato da Nove Eventi S.r.l., in collaborazione con il Comune di Ferrara.
                         
Le attività del Festival si articoleranno in due momenti principali presso la prestigiosa cornice di Ferrara:

  19 e 20 giugno (Selezioni a porte chiuse): Nelle fasce orarie 09:00 – 13:00 e 15:00 – 18:00, la Sala Estense ospiterà le audizioni dei concorrenti. Le esibizioni si terranno sia in presenza sia online davanti a una giuria qualificata di professionisti del settore musicale, discografico e della danza (senza pubblico).

  21 giugno (Le Semifinali): La giornata culminerà in un grande appuntamento serale sempre presso la Sala Estense. Sul palco saliranno i concorrenti che avranno superato le selezioni dei giorni precedenti, affiancati da ospiti speciali, per contendersi il pass per l'ultimo atto del festival.
 
“Una Voce per l’Europa” è lo storico festival canoro nato nel 1968 e dedicato alla scoperta di giovani interpreti e autori (solisti, duo e band) dai 14 anni in su. Durante la gara, i talenti presenteranno brani editi o inediti (in lingua italiana o straniera) della durata massima di 3 minuti, divisi in due categorie: EDV, cantanti con esibizione dal vivo, e ESB, cantanti con esibizione su base musicale.
                 
Gran Galà dei Festival è un grande progetto di rete che unisce concorsi e festival nazionali e internazionali. A Ferrara si sfideranno i talenti selezionati per le categorie: Ballo e Musicisti e Strumentisti.
 
I semifinalisti che supereranno con successo la serata del 21 giugno accederanno alla finale del 5 settembre nella splendida cornice del Cortile del Castello di Ferrara.
 
Grande novità e valore aggiunto di questa edizione è il consolidamento dell'accordo ufficiale siglato tra Nove Eventi S.r.l. e l'organizzazione canadese C.H.I.A. – Celebrating Heritage In the Arts per il lancio internazionale del progetto “Sing for Italy – A Cultural Heritage Experience”.

Questa sinergia crea un vero e proprio ponte musicale tra due continenti: i migliori artisti emergenti selezionati durante la kermesse di Ferrara avranno l’opportunità di volare a Toronto per esibirsi come ospiti speciali nell’edizione 2026 di Sing for Italy. Ad inaugurare ufficialmente questo gemellaggio è Enrico de Marco, vincitore dell’edizione 2025 di Una Voce per l’Europa, che rappresenterà l’Italia a Toronto proprio nel mese di giugno 2026.

Il progetto prevede una totale reciprocità culturale: durante l'evento canadese di giugno a Toronto verrà annunciato un vincitore (scelto tra cantautori e solisti residenti in Nord America con almeno il 25% di origini italiane), il quale ricambierà la visita partecipando come ospite speciale all’edizione successiva di Una Voce per l’Europa in Italia, esibendosi su palcoscenici di grande prestigio come Piazza Castello a Ferrara o il Teatro Ariston di Sanremo.
                         
 
 
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Andrea Mingardi il nuovo romanzo “L'ultima porta”, disponibile in libreria e negli store digitali

 

Da venerdì 29 maggio 2026 è disponibile in libreria e nei principali store digitali “L'ultima porta”, il nuovo romanzo di Andrea Mingardi pubblicato da Edizioni Pendragon.
 
“L'ultima porta” affronta con sensibilità e ironia temi universali come la vita, la morte, l'amore, la fede e il mistero di ciò che potrebbe esistere oltre la soglia dell'esistenza. Attraverso il protagonista Marco Rossi, Andrea Mingardi dà vita a una storia che alterna leggerezza e riflessione, accompagnando il lettore in un viaggio tra realtà e dimensione spirituale osservata attraverso uno sguardo profondamente umano.
 
 
Spiega Andrea Mingardi a proposito del libro: “Sono andato nell’aldilà e poi sono riuscito a tornare. Credo di essere l’unico ad aver fatto il viaggio di andata e ritorno. Ho bussato all’ultima porta. Per un attimo si è aperta. Poi qualcuno mi ha detto che non era ancora il mio turno. Tornato indietro, ho deciso di raccontare questa esperienza in un libro. È il mio viaggio tra la vita e il mistero che ci accompagna ogni giorno. Così ho scritto L’ultima porta, per raccontarvi cosa ho visto e cosa ho capito dall’altra parte.”
 
 
SINOSSI
Marco Rossi è un architetto bolognese di cinquantasei anni: un uomo concreto, ironico, innamorato della moglie Elisa, del Bologna calcio, del suo cane Pippo e di una vita ordinaria che, senza fare troppo rumore, sembra finalmente mettersi dalla parte giusta: il lavoro ingrana alla grande, Elisa aspetta un figlio, il futuro appare roseo. Poi, all’improvviso, tutto si spezza. Un infarto fulminante, nove minuti senza battito, il coma, l’attesa. E quando ogni speranza sembra finita, Marco torna. Ma torna da dove? Che cosa ha visto oltre quella soglia? E perché il suo ritorno sembra portare con sé qualcosa che nessuno riesce più a spiegare? Tra Bologna, cantieri, salotti borghesi, ospedali, medium e incontri impossibili, L’ultima porta racconta con tono brillante e profondamente umano il mistero più antico: che cosa ci aspetta dopo la vita.
Andrea Mingardi firma un romanzo sentimentale e visionario, dove la morte non cancella l’amore, la fede convive con il dubbio e l’aldilà, più che una risposta, diventa una domanda. Perché certe porte, una volta aperte, non si richiudono mai del tutto.
 
 
ANDREA MINGARDI | BIOGRAFIA
Andrea Mingardi, musicista, cantante, scrittore, bolognese D.O.C, in prima fila nell'impegno solidale, è tra i fondatori della Nazionale Cantanti di calcio. Vincitore del "Premio miglior bluesman Italiano", e il "Premio Stella d'Argento". Nella sua carriera collabora con grandi artisti, tra cui Gianni Morandi, Franco Califano, Jose’ Feliciano, Wilson Picket, Lucio Dalla, Mina, Blues Brothers, Patty Smith. Nel 2000 esce il CD "Ciao Ràgaz", raccolta di canzoni dialettali a cui partecipano Morandi, Guccini, Carboni, Stadio e altri. Disco di platino in un mese dall’uscita, si propone di esportare il nostro idioma dandogli dignità di lingua. Nel 2001 rilegge "Pierino e il lupo", di Prokofiev, accompagnato dall'orchestra dell'Università di Bologna. Nel 2004 partecipa a Sanremo con i Blues Brothers ispirando la formazione della nuova "RossoBlues Brothers Band", con la quale registra dal vivo il nuovo LP, "Tribute to Ray Charles". È autore del brano "Mogol Battisti", interpretato con Mina e contenuto nell'album "Bau" e del libro "Permette un ballo, Signorina?", edito da Mondadori, in breve best seller per la collana "Gli Oscar Mondadori". Sua è la canzone "Amiche mai", scelta da Mina e Ornella Vanoni per il primo duetto della loro storia musicale e per il quale è insignito del "Premio Personalità Europea" in Campidoglio. A Los Angeles ha ricevuto il prestigioso premio Italian Music Awards per il suo disco "Tribute to the Genius" dedicato a Ray Charles. È del 2023 il conferimento della TURRITA D’ARGENTO del Comune di Bologna.  Il primo Agosto 2024 alla presenza di Luciano Tirincanti, responsabile dell’Associazione Gaspare Tirincanti, Paolo Gualandi di Coswell, e la sindaca di Riccione, Daniela Angelini, è stata conferita all’artista bolognese la pergamena di “Ambasciatore di Riccione nel mondo”, il riconoscimento che viene assegnato per la frequentazione e l’affetto dimostrato verso la città che Mingardi considera come una seconda casa.
 
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“Mi mancherai” è il nuovo singolo di MAGO disponibile sulle piattaforme digitali

 



Dal 12 maggio 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “Mi mancherai” il nuovo singolo di MAGO.

“Mi mancherai” è un brano dalle sonorità Deep House che racconta la fragilità emotiva di un ragazzo profondamente innamorato, ma allo stesso tempo combattuto dalle proprie paure e insicurezze. Il pezzo esplora le dinamiche di una relazione complessa, in cui l’intensità dei sentimenti si scontra con le paranoie e i dubbi che nascono quando l’amore diventa difficile da gestire. Tra atmosfere elettroniche e una narrazione intima, il brano dà voce a quel conflitto interiore che spesso accompagna i rapporti più intensi, trasformando l’incertezza e la paura di perdere qualcuno in musica.
 
 
Spiega l’artista a proposito del brano: «Ho scritto questo brano circa un anno e mezzo fa quando mi trovavo in una relazione molto complicata, e siccome il brano parla di amore ma allo stesso tempo di malinconia perché appunto nel testo dico “Mi mancherai se vai” volevo che mandasse a tutte le persone che hanno vissuto una relazione “diversa dal solito” un messaggio ben preciso.
Amo raccontare le mie esperienze di vita tramite le mie canzoni».

 
Ascolta il brano su Spotify
 
 
Biografia
Matteo Silva in arte Mago è un artista che sta costruendo il proprio percorso musicale da diversi anni, trasformando la passione nata in famiglia in un progetto artistico sempre più definito. Il suo legame con la musica inizia prestissimo: a soli tre anni si avvicina alla tastiera e al pianoforte, strumenti che diventeranno negli anni una parte fondamentale della sua identità musicale.
Autodidatta, suona il pianoforte da oltre sedici anni, sviluppando uno stile personale che unisce sensibilità melodica e attitudine rap. Cresciuto ascoltando artisti come Nayt e Gemitaiz, ha trovato nel rap il linguaggio più naturale per raccontare se stesso. Le sue canzoni nascono spesso dalle esperienze quotidiane e dalle storie che vive in prima persona, trasformate in testi diretti e autentici.
Nel suo percorso ha già pubblicato diversi brani, tra cui “Vado Avanti”, “Sogni” e “Mago”, tracce che raccontano determinazione, crescita personale e il desiderio di affermarsi attraverso la musica.
Il suo pubblico di riferimento è principalmente maschile, nella fascia d’età 18–24 anni, una generazione con cui condivide linguaggi, emozioni e aspirazioni.
Attraverso la sua musica Mago vuole trasmettere un messaggio chiaro: la musica non è soltanto una melodia, ma un vero e proprio modo di vivere e raccontare la realtà. Per questo continua a lavorare costantemente per migliorare le proprie capacità artistiche e raggiungere nuovi traguardi, con l’obiettivo di portare il suo progetto sempre più in alto.
 
“Mi mancherai” è il nuovo singolo di MAGO disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 12 maggio 2026.
 
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Oltremanu presenta “Sbuccio la frutta”: la forza dei piccoli gesti

 

Con il nuovo singolo “Sbuccio la frutta”, Oltremanu torna a raccontare emozioni autentiche e ricordi dal sapore familiare. Un brano che celebra la semplicità, l'affetto e quei gesti quotidiani che spesso valgono più di grandi dichiarazioni. In questa intervista l'artista ci accompagna nel suo universo creativo, tra musica, natura e nuovi progetti all'orizzonte.
 
Ciao Emanuele, benvenuto su X News. Hai iniziato a suonare e scrivere fin da giovanissimo: da dove nasce la tua passione per la musica?
Mio padre era appassionato di liscio, jazz e blues, intenditore di hi-fi e collezionista di vinili; penso che questo abbia avuto un’importante influenza su di me. Già da molto piccolo mi divertivo a giocare con la chitarra o la tastiera, pur non essendo in grado di suonarle. Cominciai infatti a suonare la chitarra a 8 anni e a cantare in una band già dai 15. Ho scritto il mio primo brano a 16 anni, dedicato al primo amore, per poi riprendere l’arte della scrittura più avanti. 

Nelle tue canzoni emerge spesso una forte esigenza di sincerità e libertà espressiva. Che cosa rappresenta oggi la musica nella tua vita?
La musica rappresenta ad oggi l’unico canale che mi permette di esprimermi liberamente al 100%; forse per questo motivo la sento così vicina, una migliore amica con la quale puoi confidarti in ogni momento, senza che tu ti senta giudicato.

Parliamo del nuovo singolo “Sbuccio la frutta”: un brano che racconta l’affetto attraverso piccoli gesti quotidiani e atmosfere nostalgiche. Come è nata questa canzone?
È nata ragionando sul fatto che non servono gesti sensazionali per dimostrare affetto verso un’altra persona e nello specifico, nessuno destinerebbe un gesto semplice come sbucciare un frutto, a qualcuno con il quale non si trova in sintonia. In più mi piaceva l’idea di ricordare i sapori che hanno caratterizzato la mia infanzia, le qualità della vita di campagna e il tempo in cui la vita stessa era tutta un po’ più semplice. Per questo motivo ho scritto anche “Sugo di tonno”, una canzone che considero sorella di “Sbuccio la frutta” e che mi aiuta a ricordare i sapori di casa.

Che tipo di riscontro stai ricevendo dal pubblico, in merito al nuovo singolo e alla tua musica in generale?
Credo che per i miei standard stia andando abbastanza bene, anche perché è il primo brano edito che pubblico; però è anche vero che la mia asticella è sempre molto alta, quindi faccio fatica a trovare completa soddisfazione da questi risultati. Devo dire che in merito alla mia musica in generale, trovo molta soddisfazione quando sento i miei amici canticchiare qualche mia canzone, lì penso “allora piace davvero”.

Nel pezzo c’è un immaginario molto vivido e cinematografico. Hai pensato anche ad un videoclip oppure preferisci lasciare che siano gli ascoltatori a costruire le proprie immagini attraverso la musica?
Non ancora, mancanza di budget. In pochi ne parlano ma fare musica è anche un impegno economico non da poco; inoltre sono sempre dell’idea che se decido di fare una cosa la faccio bene, e le cose belle si pagano.
 
Dopo lavori come “Fatto in casa da Oltremanu” e questo nuovo singolo, quali saranno i prossimi passi del tuo percorso artistico?
Vorrei dare a questo punto, una svolta nel mio percorso artistico, ritornare un po’ a quei generi che hanno contribuito a formarmi artisticamente, quindi soul, blues, country… Generare un connubio di stili diversi ma collegati tra loro, mescolandoli alle parole che mi vengono suggerite, nel momento in cui ammiro i miei tanto amati campi di grano. Sto già lavorando a 3 nuovi singoli in questo senso.

Andrea Mingardi padrino della prima edizione di Bulåggna Sound il 5 giugno a Bologna

 

Venerdì 5 giugno 2026 ore 21:15 Andrea Mingardi sarà tra i protagonisti della serata inaugurale di Bulåggna Sound, il nuovo progetto dedicato alla canzone e alla cultura dialettale bolognese promosso dal Comune e dalla Città metropolitana di Bologna nell'ambito del Bologna Portici Festival 2026.

 

L'appuntamento si terrà in Piazza della Pace, luogo simbolo della manifestazione che ospiterà la prima sfida della canzone dialettale bolognese, un evento pensato per valorizzare la tradizione musicale e culturale del territorio. Per l'occasione Andrea Mingardi sarà accompagnato sul palco dal Maestro Maurizio Tirelli e dalla vocalist Vanessa Vaccari, per un'esibizione che renderà omaggio alla tradizione musicale bolognese.

 

Artista amatissimo dal pubblico e da sempre ambasciatore della cultura emiliana, Andrea Mingardi rappresenta una delle figure più autorevoli della musica italiana. Nel corso della sua lunga carriera ha saputo attraversare generi e generazioni mantenendo intatto il rapporto con le proprie radici, diventando una delle voci più rappresentative di Bologna.

 

La serata, condotta da Marco Piazza e Silvia Parma, vedrà inoltre la partecipazione di Fausto Carpani, in un programma che celebra la lingua, la musica e l'identità bolognese attraverso il linguaggio universale della canzone.

 

“Nel 2026 l’eco delle voci di Bologna si leva nei pressi dello stadio Comunale. Il suono di Bologna, città assaltata dai turisti, ricorderà a tutti esteri o locali, da dove provengono le nostre radici. Piazza della Pace. Vi aspetto il 5 Giugno alle 21,15. Forza Bologna!”, commenta Andrea Mingardi.

 

 

ANDREA MINGARDI | BIOGRAFIA

Andrea Mingardi, musicista, cantante, scrittore, bolognese D.O.C, in prima fila nell'impegno solidale, è tra i fondatori della Nazionale Cantanti di calcio. Vincitore del "Premio miglior bluesman Italiano", e il "Premio Stella d'Argento". Nella sua carriera collabora con grandi artisti, tra cui Gianni Morandi, Franco Califano, Jose’ Feliciano, Wilson Picket, Lucio Dalla, Mina, Blues Brothers, Patty Smith. Nel 2000 esce il CD "Ciao Ràgaz", raccolta di canzoni dialettali a cui partecipano Morandi, Guccini, Carboni, Stadio e altri. Disco di platino in un mese dall’uscita, si propone di esportare il nostro idioma dandogli dignità di lingua. Nel 2001 rilegge "Pierino e il lupo", di Prokofiev, accompagnato dall'orchestra dell'Università di Bologna. Nel 2004 partecipa a Sanremo con i Blues Brothers ispirando la formazione della nuova "RossoBlues Brothers Band", con la quale registra dal vivo il nuovo LP, "Tribute to Ray Charles". È autore del brano "Mogol Battisti", interpretato con Mina e contenuto nell'album "Bau" e del libro "Permette un ballo, Signorina?", edito da Mondadori, in breve best seller per la collana "Gli Oscar Mondadori". Sua è la canzone "Amiche mai", scelta da Mina e Ornella Vanoni per il primo duetto della loro storia musicale e per il quale è insignito del "Premio Personalità Europea" in Campidoglio. A Los Angeles ha ricevuto il prestigioso premio Italian Music Awards per il suo disco "Tribute to the Genius" dedicato a Ray Charles. È del 2023 il conferimento della TURRITA D’ARGENTO del Comune di Bologna.  Disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 31 luglio 2024 e in rotazione radiofonica da venerdì 26 luglio “Bologna in Champions League” il nuovo singolo. Il primo Agosto 2024 alla presenza di Luciano Tirincanti, responsabile dell’Associazione Gaspare Tirincanti, Paolo Gualandi di Coswel, e la sindaca di Riccione, Daniela Angelini, è stata conferita all’artista bolognese la pergamena di “Ambasciatore di Riccione nel mondo”, il riconoscimento che viene assegnato per la frequentazione e l’affetto dimostrato verso la città che Mingardi considera come una seconda casa.

 

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