Dalle redazioni televisive della Bielorussia ai banchi di regia della discografia italiana, la storia di Anastasia è un viaggio magnetico fatto di parole, coraggio e totale rinascita artistica. Costretta a reinventarsi in un nuovo Paese a causa della complessa situazione geopolitica, ha saputo trasformare il silenzio forzato del suo background giornalistico in una straordinaria urgenza creativa. Il risultato è “Un bacio di fortuna”, un monumentale e ambizioso progetto discografico che prevede la pubblicazione di ben 30 brani inediti affidati a 30 interpreti differenti.
In occasione dell'ottimo riscontro del singolo “Strega” (interpretato dalla cantante siciliana Flow), che ha ridefinito i contorni del potere femminile scalando le classifiche indipendenti, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Anastasia. Ci ha raccontato come la poesia possa tramutarsi in musica da club, di cosa significhi fare talent scouting artigianale e di come il suo primo EP, uscito lo scorso maggio, sia solo il tassello iniziale di una fitta costellazione di futuri successi editoriali e discografici.
Ecco cosa ci ha raccontato.
Ciao, un saluto a tutte le lettrici e a tutti i lettori di X News.È vero: grazie alla musica sono tornata a un’attività che avrei voluto fare da sempre, ma che per vari motivi non avevo potuto davvero coltivare. Vengo dalla televisione, sono di formazione giornalista e conduttrice, e ho dovuto lasciare il mio paese d’origine per la situazione geopolitica.
Ho scelto l’Italia perché avevo già rapporti di lavoro con aziende italiane e conoscevo la lingua, ma non ancora abbastanza per esercitare una professione così legata alla parola come il giornalismo.
Per molto tempo mi sono cercata in altri lavori, finché non ho iniziato a scrivere poesie, prima in russo e poi a rielaborarle in italiano. Da lì si è creata una catena naturale: la scrittura, la traduzione interiore fra le lingue, la musica che nasce dalle parole, la produzione e tutto ciò che serve per far vivere una canzone.
Di solito è un percorso lungo; nel mio caso ho bruciato le tappe: in circa un anno ho scritto 30 brani in italiano, trovato 30 interpreti e tre studi di registrazione per dare vita al progetto discografico “Un bacio di fortuna”.
Da bambina ho studiato pianoforte alla scuola musicale, e quella conoscenza, rimasta in silenzio per anni, oggi è diventata uno strumento fondamentale. Non sai mai quando un sapere tornerà utile.Per me, comunque, tutto parte sempre dalla parola: nella poesia, secondo me, sono già codificate la melodia, il ritmo e la canzone. Il lavoro dell’autore è saperle ascoltare e, con pazienza, estrarle.
La musica, per me, è prima di tutto lo sfondo emotivo dell’esperienza: ci accompagna nei momenti belli e in quelli più difficili, e spesso dà un nome a ciò che non sappiamo dire.
È uno strumento di comunicazione potentissimo, ma anche di potere e, in un certo senso, di diplomazia: può aprire porte dove il linguaggio razionale si ferma, creare ponti tra persone e culture che altrimenti non si incontrerebbero.
Alla luce del mio passato nel giornalismo, la musica è diventata soprattutto uno strumento di ricerca e di autonarrazione.
Queste due dimensioni sono il cuore del lavoro che sto facendo nell’ultimo anno: scrivere brani e produrre dischi mi permette di indagare la realtà e, allo stesso tempo, raccontare me stessa in una forma diversa dalla cronaca o dal reportage.
La canzone, per me, è uno specchio: riflette quelle cose che sentiamo esistere ma che, da sole, le parole non riescono a contenere del tutto. Quando parola e musica si incontrano, riusciamo a farci capire meglio dagli altri e, forse, veniamo anche compresi un po’ di più.
Il 5 giugno è uscito l'EP "Un bacio di fortuna" (Vol. 1), guidato dal singolo "Strega" con la cantante siciliana Flow. Ci puoi raccontare la genesi di questo primo tassello del tuo più ampio progetto "30 brani per 30 voci"?
L’EP “Un bacio di fortuna” (Vol. 1) è il primo capitolo di un progetto in 6 EP che raccoglie 30 inediti interpretati da 30 voci diverse. Il titolo generale è sempre “Un bacio di fortuna”: a cambiare sono solo i volumi e i colori delle copertine, che distinguono i vari episodi di questo percorso.
Il primo EP è uscito l’8 maggio su tutti i digital store e a giugno ho scelto di mettere al centro “Strega” per raccontare meglio l’immaginario e la storia di uno dei brani più rappresentativi di questo esordio. Per me questo progetto è una sorta di “teatro della canzone”: sono un’autrice “in ricerca dell’artista”, prima scrivo i testi e poi inizio un vero e proprio lavoro di talent scouting per trovare le voci più adatte a ciascun pezzo.
Paradossalmente, scrivere i brani per me è stato più semplice che trovare gli interpreti giusti. Cercavo la voce ideale per “Strega” e così ho notato Flow, che ha accettato la mia proposta di collaborazione: lei ha registrato la voce dry in studio in Sicilia, mentre Fabio Vaccaro del Pocketstudio di Brescia ha curato arrangiamento e mix.
Nel frattempo “Strega” ha raggiunto il 12° posto nella classifica Indipendenti Italia, e questo risultato ci ha resi molto felici. Per me è un segnale importante: significa che il brano funziona, arriva alle persone e conferma la forza del concept che sta dietro a “Un bacio di fortuna”.
In "Strega" analizzi il potere profondo e istintivo del femminile, scardinando gli stereotipi tradizionali. Hai anche dichiarato che ogni volta che lo riascolti hai la sensazione che Flow dia voce a una parte segreta di te. Quanto di strettamente personale c’è in questa canzone e, in generale, nelle tue composizioni?
In “Strega” c’è sicuramente una componente molto personale, anche se il mio obiettivo non è raccontare la mia biografia ma toccare temi universali legati al femminile.
Con questo brano volevo sostenere le donne che non hanno ancora ritrovato la propria identità, ricordando che ogni donna è portatrice di un potere profondo, capace di influenzare sia le forze razionali sia quella componente aggressiva del maschile.
In generale, in ogni canzone che scrivo c’è una parte di me, anche quando non descrivo direttamente la mia storia: entro nei temi, nelle emozioni, nelle ombre e nelle luci come se fossero mie, e poi le trasformo in qualcosa che possa appartenere a chi ascolta.
Cinque interpreti diversi per cinque tracce che esplorano la solitudine, la ricerca di senso e la forza interiore. Quali soddisfazioni ti sta dando questo primo volume e come sta reagendo il pubblico a questa tua proposta di "psicologia musicale"?
Il primo EP mi sta dando già molte soddisfazioni, soprattutto se penso che, di fatto, sono emersa dal nulla e che il mio obiettivo principale adesso è proprio arrivare al pubblico giusto.
Chi ha ascoltato questi cinque brani ha mostrato un grande interesse per il taglio introspettivo del progetto e per questa mia idea di “psicologia musicale”, e in diversi mi stanno scrivendo che sono curiosi di vedere come evolverà il percorso.
Sento che questo primo volume ha aperto una porta: ha fatto capire qual è il mio mondo, il tipo di temi che mi interessa esplorare e il modo in cui mi piace intrecciare voce, parola ed emozione.
C’è attesa anche per i prossimi capitoli del viaggio, e questo per me è il segnale più bello: sapere che chi ha incontrato il Volume 1 sta già aspettando le nuove uscite. Il Volume 2 arriverà il 10 luglio, e non vedo l’ora di condividere un altro pezzo di questo racconto.
Oltre ai restanti volumi dell'EP e al libro omonimo che raccoglie i testi del progetto, il tuo obiettivo è posizionarti sempre più come autrice e produttrice. Quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro della tua etichetta e della tua musica?
In parallelo a “Un bacio di fortuna” sto già lavorando ad altri due progetti che coinvolgono lingue, generi, paesi e culture diverse, dove il mio posizionamento è sempre più quello di autrice e produttrice con un background discografico ormai profondamente italiano.
Il mio obiettivo è sviluppare una vera “casa creativa” in cui poter scrivere per altri artisti, costruire progetti collettivi, sperimentare incroci di stili e mercati diversi e, allo stesso tempo, consolidare la mia etichetta come luogo di ricerca e di cura artigianale delle canzoni.

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